amara terra, negra più non fosti,
desolata resti al mirar del sole,
più non splende la tua chioma d’oro,
che feconda solcava le tue piane,
chiamando l'uomo a spigar le tue messi.
né il fresco verde, che ti cingeva
tutta, giungendo ai tuoi più dolci clivi,
ai vigneti, ove ogni cosa pareva,
inerpicarsi teso verso l’alto,
e ricadere poi in grappoli neri.
gli uliveti spogli, più non danno ombra,
e la cerea zolla si fa polvere,
al soffiare del vento che ti spoglia,
sì come membra morte, mostri l’ossa,
ed or serri in così arido pugno,
quel borgo, ch’albeggia nella distesa,
cinta di sasso e d’austero silenzio,
che tra crepate calci e muffie scale
si riversa in dedalo di vicoli,
su usci trinati e lenzuola distese,
nella piazza canicolare estiva,
tra la sua gente, dai lor volti bronzi,
scavati così dal duro sudore,
come pietre poste a margine d’un rio,
il guardo vero, come sera cheta.
nel passo saldo, e nella mano forte,
nel gesto lento, che onora la vita,
quale vampa, che la morte non spegne,
tra i vivi, muta resta l’arca stirpe,
nel brusio legger, è la lor saggezza,
a sì salda fede, qual bronzea roccia,
s’arrende il tempo al fiorir dei giorni,
fra passato e presente che si tengon
mano, in arco della medesma volta,
giace ermo, lo spirto vivo in eterno.
Resilire. testo di Oldman61